Mondo femminile

Come cambiare la realtà e vivere felici

By 17 Giugno 201533 Comments

Qualche tempo fa, mi imbattei in un’irresponsabile mamma papera che aveva deciso di portate i suoi paperotti a scorrazzare sulla A4. Ne erano rimasti pochi, poveri cuccioli, giusti un paio, di cui uno fu investito dalla macchina accanto alla mia.
La scena mi scosse parecchio.
Siccome mi trovai ad essere alquanto impotente, continuai a guidare, piano piano, nella corsia dei lentissimi, per paura che, chenneso, potesse sbucarmi una lepre, un orso polare, una contadinella.
E allora pensai che avrei dovevo inventarmi un altro finale che sostituisse piume schiacciate sull’asfalto di un’autostrada.
Mi immaginai di essere da sola sulla strada, di riuscire a fermarmi, di prendere in braccio la famiglia suicida e portarla al di là del guard rail. Alla fine nella mia mente, non c’era più angoscia, ma un vago senso di eroismo.

Ecco. Io con i ricordi brutti faccio così. Da sempre. 
P. non mi ha spezzato il cuore. Non era fidanzato con un’altra da sette anni, quando si professò single e interessato. No. P. è tristemente morto sotto le bombe dell’Afghanistan invocando il mio nome, povera anima. Che tanto mi aveva amato.
Ma il destino si sa, ha altri piani e se c’è da morire, si muore caro P.
Gli feci un funerale veloce, la mia mamma disse qualche parola affettuosa, io piansi lacrime di vedova e P. crepò definitivamente.
Ora è sposato per tutti. Giace inerme e giallo sotto terra, per me.
S. non è scomparso dopo aver parlato di convivenza. Non è fuggito a gambe levate davanti a una donna che sognava letti matrimoniali e bollette pagate a metà.
No. S. è stato mangiato da un orso mentre stava tornando da me. Ha corso tantissimo ma è stato raggiunto. D’altra parte era alto un metro e qualche intenzione, non poteva di certo fare una maratona. Altro funerale. Altro giro. Altra corsa.

Sono fatta proprio così.
Allontano ciò che mi fa stare male, perché a stare male ho tutto il tempo.
Ho trent’anni. Voglio vedere il bello e assaporare il giusto. Voglio colorarmi dei colori dell’allegria e se uno stronzo mi spezza il cuore farò sì tesoro dell’esperienza, ma per me lui sarà morto. Giustizia sarà fatta.
Ho deciso di godermela questa pazza vita, senza patemi di cuore e di vagina.
Già ho poco o niente tra le mani, già mi hanno propinato sta cosa del destino che se si incazza mi farà trascorrere una vita demmerda, già c’ho un’insofferenza nello spirito da curare con Xanax e Vodka. Quello che posso, stronco. E ciao brutti ricordi. Benvenuto trip creativo. 

C’è chi dice che io sia superficiale. E probabilmente ha anche ragione.
Mi circondo di leggerezza e per alcuni, questo significa non affrontare le cose.
Ma io la vedo diversamente.
Ciò che mi colpisce rimane. Non si cancella.
Semplicemente gli viene data una connotazione più rosa e meno nera.
Sono la protagonista che ce la fa sempre. Quella che esce di notte dal castello. Quella che si salva. Quella che sa come si fa. E pazienza se non è proprio così. Pazienza se invece che uscire sono rimasta dentro a guardare le stelle, pazienza se non mi sono salvata da sola, pazienza se non ho ancora imparato la lezione.

Imparerò. Nel frattempo sarò una fantastica proiezione della persona che vorrei essere.
Che poi non è esattamente ciò che succede nelle migliori realtà?

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