Recentemente è capitato che alcune persone che seguono questo blog abbiano sottolineato quanto a parer loro io sia una femminista sfegatata.
Che nutro un’instancabile parzialità verso le donne.
Che le donzelle hanno sempre ragione, gli uomini meno.
Come se tracciassi un profilo femminile sempre immacolato.
In realtà, non è proprio così.
Amo le donne, è vero.

E sono felicemente femminista, nella misura in cui penso che tutti al mondo dovrebbero essere femministi, specialmente gli uomini. 

Sono fermamente convinta che uomini e donne debbano averi pari diritti e doveri sociali, ma voglio anzi VOGLIO che ne siano evidenziate le differenze, perché uomini e donne non sono uguali e i rispettivi contrasti sono arricchenti per entrambi.

Ho passato anni a lottare in casa perché la mia opinione valesse come quella di mio padre, ho lasciato il mio primo fidanzato che mi desiderava NON TROPPO. Non troppo femmina, non troppo lavoratrice, non troppo indipendente, non troppo realizzata. Se io sono troppo per te, significa che tu sei troppo poco per me. Fine della discussione.

Amo le donne nella misura in cui amo gli uomini.

Però non sono Per tutte le donne. 
Anzi.

Ce ne sono alcune che non comprendo. Alcune che mi lasciano interdetta.

Quelle che vivono in funzione dell’approvazione maschile.
Quello che hanno paura di stare da sole e stanno ancorate a un amore sbagliato per anni, a volte per tutta la vita.
Quelle che sono convinte che il proprio corpo – e non la propria istruzione o il proprio intelletto – le farà arrivare ovunque.

Ho letto di una donna inglese che vende test online di gravidanza positivi, per tutte coloro che vogliono incastrare un uomo ad una famiglia immaginaria.
Ho visto donne scegliere il proprio partner in base al suo albero genealogico.
Mi hanno raccontato di terroriste psicologiche che tengono legati a sé uomini con minacce e ricatti affettivi, che usano i figli come metro del loro potere.
Ho ascoltato storie di donne che seducono ed abbandonano con la stessa facilità con cui si mettono il rimmel, solo per ego, per vanità, per ricevere l’immagine di un modello di finto distacco al quale spasmodicamente ambiscono. Che tanto agognano per una stupida idea che Indipendente faccia rima con Stronza. Non capendo che le donne empatiche sono quelle che se ne vanno prima di create voragini emotive.

Però, proprio in nome di quel femminismo che tanto amo, penso che ognuno con il proprio corpo possa fare quello che vuole. Anche esibirlo e usarlo per scopi che non condivido. Chi sono io per mettermi in cattedra?

Il femminismo prevede che ognuno possa essere chi desidera. Madre-puttana-amante-compagna-lavoratrice-amica-lesbica-stronza-accudente.

E mi batterò sempre perché ognuno lotti per la sua felicità.

Sono invece contraria a quei modelli che diligentemente mi spiegano cosa e chi debbiamo essere, come se l’equazione donna=casa=figli ci fosse impiantata alla nascita insieme al nostro utero.
Trovo assurdo che se una trentenne decide che vuole solo fare la mamma, venga additata come una sfigata lebbrosa retrograda.
Trovo pazzesco che una donna guadagni meno di un uomo, a parità di mansioni.
Trovo che le quote rosa, non servano assolutamente a niente, se non ad accentuare una stonatura nel sistema; Sei donna, stai tranquilla, diamo anche a te una fetta di potere, non fare l’isterica. 
Io non voglio l’obbligo di un 50% delle donne in Parlamento, per forza. Me ne bastano un 10%, se quel 10% è formato da esseri pensanti che faranno del bene al mio paese e alla mia cultura.
Voglio donne che mi rappresentino che non si sentano minacciate dal modello-uomo, solo per il fatto di avere degli estrogeni in corpo.

Voglio essere circondata da donne sicure della propria femminilità, senza aver paura di interpretare ruoli storicamente maschili.
Voglio Donne che mi facciano essere orgogliosa di essere Donna, che mi facciano sognare che nella vita potrò essere chi vorrò, dove non ci sia nessuno che mi suggerisca dove dovrei essere oggi, ma soprattutto a quarant’anni.
Se questo significa essere femminista, allora sì, sono la più convinta delle femministe.

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