Relazioni

Quando diciamo di non volere una storia

By 2 Novembre 2015No Comments

Da bambina ero convinta che i soldi che la mamma prelevava, fossero un regalo illimitato della banca.
Tipo: Signora è stata brava oggi?
-Sì dai, poteva andare peggio.

-Allora tenga un soldino.

Crescendo ho imparato che occorre essere molto onesti con i propri desideri, perché le risorse si esauriscono in fretta.
Così come non posso fare shopping compulsivo per una settimana, sennò divento povera in fretta, non mi è assolutamente dato mentire a me stessa, altrimenti inizio a credere ai miei inganni e combino un casino.

Il problema è che io, agli inganni, sono abituata. Perché nessuno è riuscito a fregarmi veramente, ci ho sempre pensato da sola.
Come quando all’università conoscevo uno carino e mi affrettavo subito a dirgli di non volere nulla di serio. Che sia chiaro. Io di incastrarlo e portarmelo all’altare lo volevo eccome, ma non spifferavo mai i miei piani.
Saggia ero, ma le cazzate bisogna raccontarsele con classe, perché poi è un attimo crederci e dimenticarsi il piano iniziale.
Desideravo solo uno che mi amasse. Tenerezza a cascate, lo so. E come cazzo ho fatto a diventare una stronza con la sensibilità della mia libreria Billy? Semplice. Ho ceduto ai miei inganni.

Non volevo nulla da uno, giusto? No, ma in pratica glielo facevo credere.

E allora lui iniziava a frequentarmi perché rappresentavo una sfida, ma soprattutto non comprendevo rotture di palle bibliche che spesso le donne single riservano a quelli che le portano a cena.
La maschera della disinibizione era sulla mia faccia e fotte se non rispecchiasse la realtà.
Ovviamente il non cercare una relazione, mi portava ad andare a letto in fretta perché, sorella, se non devi aspettare per farti amare, perché aspettare?

Poi magari il lui di turno NON era proprio il Re delle Merde, magari mi riservava qualche coccola post coito (e sappiate che fingevo pure di non apprezzarle, stolta), a volte accennava a portarmi fuori con i suoi amici, magari gli permettevo perfino di restare a dormire da me.
E nel frattempo, mentre giocavo alla femme fatale, succedeva qualcosa di bizzarro.
Una frase per sbaglio declinata al plurale, una carezza, un complimento dettomi nel momento in cui avevo le difese abbassate, ed ecco, che da spietata donna indipendente, entrava in gioco la Vergine Suicida. Un pensiero mi scavava dentro, lo lasciavo entrare, percorreva le vene e si insinuava – lo stronzo – nella parte dolce di me, quella che gli uomini, il sesso casuale, e i troppi vini rossi non erano ancora riusciti a dominare. E da lì partorivo LA FRASE.
E se.
E se fosse lui quello giusto, e se gli piacessi sul serio, e se fossi felice?
Quando si vede che la propria vita potrebbe essere bellissima, non si può ignorare una cosa così. La si vorrebbe ignorare, ma non si può. Ed è talmente forte nel suo brutale impatto, che l’unica cosa che si può fare è rincorrere quel pensiero, cercare di toccarla, quella felicità.
Si smette di fingere, si sorride alla dolcezza, si cerca la novità e si cessa all’istante di essere la puttana sacrificabile agli dei, per mettere i panni di quella che una cosa seria anche sì.

Un cambio di comportamento che destabilizzava sempre il mio accompagnatore, che si trovava di punto in bianco, a dover gestire una persona che mai aveva visto prima.
E lì, nell’attimo in cui ammettevo di aver recitato una parte, il lui coraggioso fuggiva a gambe levate.
Forse non ero più un trofeo da vincere, forse invece non capiva il capovolgimento che aveva preso la storia. Forse non mi voleva così tanto. Forse tutto. Forse boh.
Ma quello che è certo è che se fossi stata chiara dall’inizio forse non sarei stata abbandonata così tante volte.

Ed invece noi donne facciamo sempre lo stesso errore. Fingiamo che una situazione ci piaccia per mettere l’altro a suo agio, per non farlo spaventare, scappare. Se spiegassimo subito che No, la trombamica non la faccio perché non mi va, forse avremmo dei finali molto felici.
Forse dovremmo imparare quella sottile linea che divide il mistero dalla finzione.

vintage-love

No Comments

  • CRISTINA ha detto:

    Che dire Mary G..io ho 42 anni tra 20 gg da circa 4 mesi frequento uno che pare serio…scrivo pare perchè so che è una persona per bene, ma so anche che tante cose ci dividono…e che l uomo è “strano”.
    Dopo un mese gli ho detto sono innamorata (perchè è vero, perchè a 42 anni sai riconoscere il sentimento che provi e se sei “parzialmente” risolta lo accetti) perchè nascondere la verità? ..ha preso paura…è rimasto.
    Dopo altri 20 gg gli ho detto io voglio una relazione seria , ho 40 anni e desidero una famiglia nel mio futuro non mi basta vederti una volta a settimana o ogni 15 gg (ha tipo 30 lavori….) altrimenti preferisco rimanere sola….ci ha pensato e ora compatibilmente con gli impegni che ha, ci vediamo due sere alla settimana..la strada è in salita nn so dove porterà…ma ho scelto la verità…la mia eh mica la sua…quella che fa stare bene me…e ad oggi mi è andata bene…forse perché lui va bene per me…forse perchè desidera le stesse cose per se stesso…bah vedremo…..

  • dariadarietta ha detto:

    non potevi descrivermi meglio di così, anzi…… ti leggo sempre, sei nelle mie pagine preferite e confesso che tante volte, leggendoti, pensavo “ma noooo per me non è così”. C’era quel E SE che mi faceva dubitare anche di te e mi dava fastidio leggerti perchè mi sembrava che rovinassi il mio “perchè stavolta non può essere la volta buona anche se lo str…zo ce l’ha scritto in fronte grosso come la scritta di hollywood che mi sta prendendo in giro e la mary me lo sta dicendo in tutti i modi possibili?????”
    E niente… è sparito come da manuale e mi trovo ad odiare anche il sole che tramonta in direzione di casa sua.
    PERDONAMI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! non dubiterò mai più di te 😀

  • Lisa ha detto:

    Se l’avessimo detto che no, noi le trombamiche non siamo capici di farle, non è che che avremmo avuto finali molto più felici, semplicemente non avremmo avuto così tanti finali con fuga (di tizio, di cuore e di anima ) 🙂

    • Una volta conobbi un ragazzo che mi disse che andava a letto con una e che la suddetta “una” diceva di non voler una relazione. Lui però non capiva alcuni atteggiamenti romantici di lei. Insomma per fartela breve lei fu etichettata come “Indecisa ed imprevedibile” e lui se la svignò, confessandomi che gli sarebbe un sacco piaciuto portarla fuori a cena. Evidentemente lei non si accorse di nulla.
      Questo lui forse non farà statistica, ma c’è.

    • Stefania ha detto:

      Non so se sono l’unica o se ce ne sono altre come me però dico lo stesso la mia. Sono stata una trombamica di quello che poi è realmente rimasto “solo” il mio migliore amico. La nostra amicizia si può dire non sia iniziata nella maniera più tradizionale per cui abbiamo fatto il contrario, ma avevamo capito fin dall’inizio che per noi si trattava solo di sfogare dei bisogni fisici e niente più. Quando lui ha trovato una ragazza con cui voleva uscire e avere una relazione vera sono stata la prima a sostenerlo e a dargli consigli senza avere quei pensieri da “tuseisolomio!”. Il mio attuale ragazzo sa tutto ovviamente perchè se c’è una cosa in cui credo è l’onestà quando necessaria. Lui e il mio migliore amico sono diventati buoni amici e io ne sono felice come lo sono di chiamare amica la sua ragazza. Ammetto che può sembrare una cosa fredda e senza alcun sentimento, ma la verità è che non lo è affatto anzi.

  • ale ha detto:

    Mi consola pensare di non essere l’unica che alla fine, quando meno se l’aspetta gli parte l’occhio da cucciolo cerca amore! Non mi piace farlo e vi giuro non l’ho mai fatto apposta … ma è cosi … all’inizio parto serena e tranquilla, sicura della strada ma poi ecco che parte l’occhio malandrino … l’ultimo due mesi fa è sparito senza lasciare traccia dandomi dopo due settimane la lieta novella di un ritorno di fiamma con la sua ex … forse è il caso che compri un paio di Rayban …

  • dariadarietta ha detto:

    E perché lui non gliel’ha chiesto? Non ci sto a dare tutta la colpa a lei. Poi è vero che non so come erano le cose tra loro due, ma se a lui piaceva e aveva notato qualcosa di romantico, perché scappare? Perché non ha provato a toglierle la maschera? Ecco perché forse lei non se ne è accorta. E ha continuato per la sua strada per paura di perderlo, sicura che lui non voleva altro. Io ho avuto una paura del diavolo, tanto che la mia mente a un certo punto non era più lucida e non riuscivo più a toglierla quella maledetta maschera, anche se avrei voluto farlo. Ecco, io ho trovato quello che ha preferito scappare, ma vorrei tanto trovarne uno che mi smascheri….poi scappasse pure, ma voglio potermi difendere prima di essere giudicata indecisa e imprevedibile. Favola?

  • sailoraldo ha detto:

    Ciao cinica, isterica e romantica. Ti seguo, non so se ci seguiamo. Ma io lo faccio perché mi va, perché sei divertente, vera. Mi piace ficcare il naso nella mente delle donne, rendermi partecipe delle loro pippe incredibili. E’ divertente buttarmi a capofitto nei meandri del loro sentimento epidermico, antropologico e giù, fino alle viscere di quelle domande alle quali è impossibile dare risposte chiare e precise. Anche perché secondo me, alla fine, non le cercano davvero.
    Domande alle quali dedico a volte ore e ore di tempo, condiviso con care amiche, strette tra rimorsi, rimpianti, ricordi e rapporti andati ammale. Tutte parole che iniziano con R, come il Rosso di Montalcino che allegramente (perché si deve ridere per parlare di certe cose) ci si scola bellamente per poter affrontare discorsi del genere. Lo porto io di solito. Sono o no il maschio alfa con i suoi limiti istintivi? Sì, noi uomini siamo spesso mononucleali e monotematici. Il grido di battaglia è: “ok, trombiamo adesso!”. Ma in quel caso, con le amiche, come ora, alle 21, ho la funzione di soloamico, uno strano caso di uomo geneticamente modificato che capisce ciò di cui parlano e che addirittura ha un’opinione in merito. La pecora nera che non parla di calcio ma che ha un apprezzamento sul colore dei capelli, nonostante tenga sempre ben in caldo il proprio desiderio d’altro. E ciliegina sulla torta, non sono neppure gay, sono stato sposato 10 anni, ho fatto 4 convivenze, l’ultima della quale aveva 14 anni meno di me. Ho fatto pace con me stesso, con il mondo, so cosa non voglio ma soprattutto quello che voglio. Tutto questo solo in 46 anni.
    Ma il mio più grande problema oggi, dopo aver passato anni ad essere innamorato dell’amore, è che non devo “rendere conto” più a nessuno, amo la mia indipendenza. Io che avevo bisogno di avere accanto qualcuno per essere certo di poter vivere. Io e il mio spirito da crocerossina che amava per espiare le colpe di chissà chi. E oggi?
    Leggero, anche se non superficiale. L’uomo mononucleale del quale le donne si lamentano, che non prende una decisione perché la decisione l’ho già presa. Amo se mi va, non per bisogno, per solitudine o per sopraggiunto limite anagrafico.
    Non mi sento solo perché la mia vita la riempio dei miei interessi. Certo, i figli. Il bisogno della procreazione, del passaggio di stirpe. L’istinto materno, paterno. I pannolini, la sveglia di notte. No. Ho accettato anche questo. Il destino parla chiaro. Io sono quello che voglio essere e se le cose non vanno, non osteggiamo i disegni. Sorridi, sii felice di ciò che sei e non di ciò che vorresti. La coppia perfetta è composta da due single. Se non c’è nulla da condividere, non c’è storia. Se c’è lotta ìmpari, non c’è futuro. Se non c’è equilibrio, non c’è amore.
    Sono solo un uomo, perdonate l’intrusione ma cosa volte. Ho amato tanto, amo ancora e sono diventato per certi versi anche un po’ paraculo, cinico e disilluso. E alle donne nonostante tutto (non ho mai capito perché) questo piace. E ciò mi fa ridere. Tanto. Ecco perché poi ci divento amico ma …poi trombiamo, vero? Sono sempre mononucleale, ricordiamocelo.
    Cin cin, buona serata 😉

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