Relazioni

Sta indipendenza ha rotto le palle

By 2 Febbraio 201514 Comments

Io, la pesante bandiera dell’indipendenza, la sventolo sempre. Con orgoglio.

E non la tiro fuori solo in sporadiche occasioni.
La mia bandiera riposa in camera da letto, tra i preservativi e i numeri arretrati di Vanity Fair.

Lì, a ricordarmi che devo pensare io alla protezione del mio utero, ma posso mantenere quell’appeal da femmina media che legge l’oroscopo e i consigli per non appannare la routine sessuale con il proprio partner.

Riposa di notte, la mia bandiera guerriera ed esce di casa con me.
La sventolo quando guido, quando faccio benzina da sola, quando pago le bollette, quando faccio la spesa, e poi il bucato, stiro, porto fuori i cani, la spazzatura, uccido ragni, appendo quadri, apro i barattoli di marmellata senza chiedere aiuto, vomito senza qualcuno che mi tenga la testa, metto in ordine e trovo pure il tempo di struccarmi e se va bene, fare un pompino (su quest’ultimo punto ho delle riserve).
Ho lottato e costruito, per ogni cosa. Per ogni diritto. Per ogni compromesso. Per ogni affermazione a testa alta.
Ho un fidanzato che vive con me per il piacere comune di essere in compagnia dell’altro, per costruire qualcosa di allettante, per scaldarci di notte.
Eppure però, mi capita di guardarlo, e chiedermi come sia in grado di affrontare tutto questo.
Una donna emancipata, che ha una casa, delle amiche di cui prendersi cura, degli interessi, una moltitudine di ex piselli occasionali e una carriera che per forza deve decollare.
Che però chiede attenzioni.
Che però vorrebbe ancora, dopo 3 anni e rotti, essere corteggiata.

Che però vorrebbe un sacco di cose. Mai in ordine. Mai le stesse. Mai uguali.

Perché diciamocelo.
Sta bandiera dell’indipendenza che tanto decantiamo, alla lunga rompe un attimo le palle.
A me e soprattutto alle mie amiche single.
Perché tutta sta evoluzione, ci ha portate al pericoloso desiderio di volere di più. Di non accontentarci di uno, solo perché ha un pene.
Certo, è positivo, siamo selettive, pensiamo a noi stesse. Vogliamo uomini che ci tengano testa. Che ci accompagnino, meglio se tenendoci la mano. Che rispettino la nostra libertà e che capiscano al volo quando è ora di restare e quando di andarsene.
Abbiamo miti moderni che non rappresentano più la sperduta e disperata Arianna che viene salvata da Dioniso.
Noi siamo Samantha Jones e scegliamo in totale autonomia chi salvare e con chi passare la notte.
Usciamo di casa perché ci va bene così. Non aspettiamo un maschio e un matrimonio per farlo.
Sperimentiamo. Impariamo. Tocchiamo con curiosità. Diventiamo esperte di tutto. Se ci mancano delle mani sul nostro corpo, facciamo una telefonata. Abbiamo i piaceri a portata di smartphone.
E chiediamo agli uomini che incontriamo, di essere supereroi.
Perché la nostra natura mica è cambiata.
Vogliamo essere accudite, ma con rispetto dei nostri spazi.
Coccolate, ma non essere soffocate.
Comprese, senza etichetta.
Pretendiamo chiarezza, ma il gioco ci fa eccitare da impazzire.
Vogliamo essere corteggiate, pretendendo di capire all’istante le intenzioni dell’altro. Perché abbiamo poco tempo e tanta scelta.
La verità è che siamo consapevoli che alcune emozioni non le proveremo mai. E questo ci dispiace tantissimo.
Non ci abbandoneremo a pianti di felicità, non permetteremo a nessuno di vederci tremare, non ci sentiremo mai libere di esprimere un’emozione forte, per non finire nel calderone delle isteriche in pre-mestruo. Tutte le nostre sensazioni, le rinchiuderemo in quell’angolo di pancia che ogni tanto vibra e puntualmente viene ignorato.
Dobbiamo essere forti cazzo.
Ma a che prezzo.

14 Comments

Leave a Reply