Less is better, dice qualcuno.
E io spesso mi trovo d’accordo.
Era meglio quando c’erano 6 gusti di gelato e i bambini non impazzivano con colori fosforescenti difficilmente abbinabili. Insomma si sa che il limone sta bene con la fragola, ma il gusto Puffo? A che minchia si abbina il gusto Puffo? Al gusto Mojito? Al monte bianco? Al cookie?

E degli uomini vogliamo parlarne? Quando si abitava nel paesello, se ci andava di culo ci sposavamo con il bambino che abitava sul nostro stesso pianerottolo, mica come ora che si studia in altre città, si viaggia e quando trovi uno interessante non ci sceglie mai perché al mondo ce ne saranno 1000 più fighe di noi e quindi perché mai lui, l’intrepido, dovrebbe fermarsi?

Stesso problema con le tecnologie. Mio padre telefonava a mia madre e se era in casa bene, sennò doveva aspettare. E mia madre restava una giornata intera davanti al telefono sperando che squillasse.

Ora invece il lui di turno ci scrive una mail se è in ufficio, ci lancia una whatsappata se è a casa, un SMS se ha finito i giga di internet, una chat su Facebook se è in ufficio e se è uno dall’emotività striminzita ci potrebbe toccare un magnifico Tweet da 140 caratteri, che non ti illudi sorella di ricevere una poesia d’amore.

ginnnifer[1]E le chiamate?
No baby, perché se può mandarti un messaggio vocale, perché mai dovrebbe spendere 3 minuti di quei 1000 del suo piano tariffario che mai consumerebbe manco se fosse il Presidente del Consiglio, solo per dirti Ciao?

Ecco questa è una cosa che mi fa impazzire.
Diciamo che conosca uno.
Diciamo che costui mi chieda il contatto Facebook prima di sapere se sia lesbica, perché Facebook è l’unica cosa che gli consenta di conoscermi, prima di quanto io conosca me stessa. E lui non c’ha mica tempo per invitarmi fuori 20 volte prima di sapere se l’anno scorso pesavo 10 chili in più, giusto? Meglio dare una sbirciatina alle vecchie foto.
Diciamo che chattiamo e ci raccontiamo un po’ di tutto. Si parla del colore preferito, del partito da votare, di ex fiamme, di belle intenzioni.
Poi dopo giorni, io, femmina moderna ma non abbastanza, mi aspetto una chiamata, perché Cristoddio, mi hai invitata a cena non ti aspetterai che ti scriva Dove sei, io sono fuori dal ristorante, sulla chat di un social network, vero?
Ho 30 anni, riservami un po’ di dignità.
Ed invece loro non chiamano manco se avessi i numeri del lotto.
Perché?
Per diverse ragioni, che ho provato – senza riuscirci – a capire e sono riuscita a farmi dire – dopo molte insistenze –

-Perché lo trovano inutile.
D’altra parte non penserai mica che il suono della tua voce possa aggiungere qualcosa al tuo fascino, sciocca?

-Perché è troppo impegnativo, è più facile chattare.
Anche essere donna lo è, ma mica cerchiamo di pisciare in piedi per dimenticarcelo.

-Perché è faticoso essere brillanti.
Cioè fammi capire. Passare due ore a cena con me lo puoi sopportare e raccontarmi a voce la tua giornata no? No, evidentemente.

-Perché potrebbe far crescere l’interesse. Ovvero parlare a voce avvicinerebbe di più due persone e questo fa terrore.
Cucciolo spaventato, vuoi che chiami mamma orsa per consolarti?

-Perché è una perdita di tempo.
Anche aprirci la porta lo è. Abbiamo due mani come voi, potremmo farlo da sole. Ed invece, trogloditi, ci piace, è un’attenzione in più. Come alzare quel cazzo di telefono.

-Perché non si usa più.
Neanche la fellatio, mi dicono. Vi va bene se iniziamo ad ignorarla?

-Perché per quello ci sono le vostre amiche.
Tra un po’ le nostre amiche le useremo anche per il sesso, non vorremmo che non foste troppo impegnati anche per quello.

Ecco solo per dire che, a quanto pare, telefonare è un duro lavoro e qualcuno può pure non farlo.

Allora io ho stabilito una piccola regola per rimettere, in parte, le cose a posto. Vuoi uscire con me? Mi chiami. Se non lo fai significa che di me fotte na sega e allora tanto vale che tu risparmi 50 euro e io 30 per una seduta extra dall’estetista.

Vai in pace e torna quando sarai un uomo.

habla2[1]

 

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